Quasi tutto corse e notti insonni (Natalino ha calcolato circa trentadue ore di sonno in otto giorni), questo primo giro in Iran ci lascia acido lattico e prospettive.

Atterriamo a Teheran a mezzanotte passata. Ad attenderci troviamo Yousef Sorninia, Yones Shariatmadari e Mohammed Khalidzadeh dell'Iranian Caving and Speleology Association (ICSA). Carichiamo la nostra roba su due utilitarie e, otto ore e diversi colpi di sonno dopo, eccoci a Kermanshah.

Poco meno di un milione di abitanti, molti dei quali curdi, la città si trova ai piedi dell'immenso massiccio calcareo del Parau (Parò in lingua farsi, cioè pieno d'acqua). Il confine iracheno dista meno di cento chilometri. Visitiamo il sito archeologico e la grande sorgente di Taq-e Bostan, poi ci intervista una tv regionale.

Dopo esserci sistemati nella casa del fratello di Yousef, ci perdiamo nel grazioso bazar locale. A cena incontriamo altri speleo: Saeid, Jamal e Mr. Shakoor, responsabile dei rapporti con i militari e con le istituzioni della città.

Tre ore di sonno. L'indomani alle 4.30 noi italiani e Yousef siamo i primi a metterci in viaggio: l'accesso principale alle montagne passa per una zona militare interdetta agli stranieri, sicché siamo costretti a fare un giro più lungo di circa tre ore. La vallata che attraversiamo è circondata da maestosi giganti calcarei. Uno spettacolo desolato e solitario. Qualcuno, sfoderato l'obiettivo, si attarda a scattare qualche fotografia. Ma Yousef prontamente sentenzia: "Natalino, foto after!". E tira dritto trainando il gruppo.

Quasi di corsa raggiungiamo gli altri. Breve sosta presso un fortino militare e poi si inizia a salire, otto ore e 1500 metri di dislivello, e siamo - stanchini - al campo base di quota 2800. Tra un tè e l'altro veniamo a sapere che questa porzione di Parau è stata oggetto di operazioni militari fino a pochissimi anni fa, quindi le esplorazioni sono appena cominciate. Qualcosa ci dice che nei prossimi anni ne vedremo delle belle.

Il giorno seguente Yousef, Luca e Peppe scendono nelle profondità della Qala Cave, un pozzo esplorato per circa 400 metri, fino a una cengia ghiacciata. Ma la verticale va giù per altri 150 metri almeno. Aiutano a trasportare materiali che serviranno alle esplorazioni profonde, programmate per la metà di luglio. Il baratro è bellissimo, e diventa incredibile quando a mezzogiorno un fascio di luce solare illumina il blocco di ghiaccio di -400. La risalita del mostro senza l'ausilio delle frontali è un'esperienza sotterranea senza pari.

Nel frattempo Giuseppe e Natalino, accompagnati dal giovane fotografo e topografo Yones, effettuano una bella prospezione sul massiccio. A sera, raccolti intorno al tè, la sintesi della giornata: "Il Parau è il Canin degli anni Cinquanta".

Il giorno successivo due squadre iraniane completano trasporto materiali e rilievo fino al limite esplorativo della Qala Cave. Intanto noi quattro facciamo una seconda lunga prospezione sull’altopiano. Siamo via tutto il giorno. Vaghiamo sotto un sole implacabile fin quasi a perderci tra crepacci e possibili abissi, in un universo calcareo struggente e selvaggio. Ogni buco un pozzone. Qui è davvero troppo facile trovare grotte. È un sogno.

L'indomani, smontato il campo, iniziamo la discesa di buon mattino. Con noi c’è sempre il fortissimo Yousef, che si muove agile come a casa sua. Si infila tra grandi blocchi di frana, taglia piccole radure che preludono a tratti verticali, ci porta su pareti da disarrampicare infilando le mani nelle fessure di un calcare bollente. Ed ecco finalmente il fondovalle. Poche casette di fango e paglia. La grande sorgente di Barnoche ci regala un po' di refrigerio.

Quando arriviamo a Kermanshah siamo bruciati di sole e fatica, ma felici. Un autobus notturno ci riporta a Teheran: passiamo gli ultimi due giorni tra una cena a casa di Javad Nezamdoost (past-president di ICSA) e un meeting nella sede del Domovand Mountaneering Club, il club alpinistico più vecchio del paese, dove presentiamo le attività La Venta.

È stata una settimana breve ma, come si dice, intensa. Abbiamo soltanto assaggiato un paese meraviglioso. Sono nate amicizie con alcuni tra i più attivi speleo iraniani, insieme abbiamo posto le basi per possibili collaborazioni sia sul Parau sia nelle caldissime grotte nel sale del Sud-est del paese. Insomma: un'altra avventura è cominciata.

Khodafez! Arrivederci! Peppe Spitaleri, Luca Imperio, Giuseppe Savino, Natalino Russo.

Partecipanti: Yousef Sorninia, Davood Mafakheri, Shakoor Bozorgi, Yones Shariatmadari, Ehteshan Mosadegh, Mohammad Khalidzadeh, Jamal Ghorbani, Asra Mafakheri, Saeid Mohammadi, Meysan Fatahpoor, Behzaz Karami, Naser Rooznaham, Luca Imperio, Natalino Russo, Giuseppe Savino, Giuseppe Spitaleri.

Un caloroso ringraziamento a Yousef Sorninia, Yones Shariatmadari, Mohammad Khalidzadeh, Javad Nezamdoost, Masoud Hamidi, Taraneh Khaleghi, Saeed Hasheminezhad dell'Iranian Caving and Speleology Association.

Sponsor: Amphibious, Chelab, De Walt, Dolomite, Fedra srl di Tiziano Conte, Ferrino, Hennessy Hammock, Intermatica, Raumer, SAE, Scurion, Tiberino.

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