L'isola di Palawan è uno dei paradisi più incontaminati delle Filippine dove la scelta è imbarazzante tra spiagge e baie di bellezza impressionante. Io e Carla restiamo sull'isola dopo la spedizione, come sempre trattenuti da una lunga lista di desideri non ultime le grotte.

Con Johns presidente del gruppo La Karst di Puerto Princesa abbiamo fantasticato a lungo sulle possibilità esplorative di questa isola, durante le navigazioni nel fiume sotterraneo dell’Underground River, distesi sulle Bancas, piccole barche a remi e bilancieri, a osservare la volta delle grandi gallerie che scorrono sopra di noi, mentre dolcemente venivamo trasportati verso le zone esplorative.

Il desiderio di conoscere il resto del gruppo e luoghi affascinanti diventa irrinunciabile e organizziamo presto un appuntamento a Tagabinet nei pressi della piccola grotta turistica Hundred Cave a 17km da Sabang, dove troviamo una perfetta accoglienza filippina. La Venta da queste parti è quasi una magica frase da pronunciare, ci conoscono ovunque e a volte è davvero imbarazzante questa riverenza verso noi unici rappresentanti del gruppo rimasti ancora sull'isola, nessuno di loro vuol sfuggire all'opportunità di conoscere questi "mitici" esploratori italiani.

Il primo obiettivo è la Dinosaur Cave, una delle tante grotte scoperte da un esperto cacciatore di nidi di rondine, attività molto comune in questi luoghi. Un ampio ingresso discendente sul lato e una comoda galleria al fondo ci porta nelle profondità di questi Mogotes, tacchi calcarei prominenti sul paesaggio più o meno isolati e tipici di questa zona a ridosso del carso del Monte St. Paul. La cosa interessante è la presenza di un fiume sotterraneo che ci apprestiamo a percorrere sotto un pozzo mai disceso. Armiamo la verticale su due clessidre e scendo per primo, la galleria si estende a monte e a valle, che dire? Incredibile! Aspettiamo il resto del gruppo e presto ci troviamo a percorrere e nuotare in lunghi laghi a monte con la speranza che non faccia il tipico acquazzone, specialmente quando incontro il solito irrinunciabile passaggio in apnea. Purtroppo verso monte i livelli non ci consentono di andare oltre questo punto e torniamo indietro in questo percorso curioso a zig zag impostato su fratture tettoniche. Tutto il gruppo è già diviso tra vari rami attivi che si dipartono dalla via principale. Il fiume prosegue a valle su ampia e rettilinea galleria di almeno duecento metri fino ad un profondo lago, con la volta tempestata di pipistrelli, nuotiamo invano cercando un varco sotto il livello del lago ma non è certo la stagione migliore per fare esplorazioni acquatiche. Fradici e infreddoliti torniamo all'esterno per guadagnarci un'altra impressionante pioggia sotto la consueta tempesta tropicale.

Qualche giorno dopo con La Karst andiamo più a sud nella municipalità di Quezon, un lungo viaggio da Puerto Princesa fino alle zone rurali. I contadini ci raccontano di varie cavità nell'area e dopo lunghi dialoghi negli avamposti incontrati, in una lingua ancora differente dal Tagalog, partiamo finalmente a piedi attraversando capanne e incontrando amici del gruppo La Karst. Presso un’abitazione dopo un breve dialogo un ragazzino introverso ci accompagna scalzo. Si tratta di zone collinari a ridosso di una evidente catena montuosa anch'essa inesplorata. Percorriamo così crinali ripidi tra campi coltivati e foresta vergine fino a discendere verso un fiume impetuoso che incide i calcari ben stratificati ora visibili al fondo della valle. La grotta ci è stata segnalata nelle vicinanze, il fiume serpeggia verso valle tra immensi blocchi collassati ai bordi dall'erosione fluviale, l'ambiente è davvero sensazionale, calcoliamo almeno due metri cubi di acqua al secondo. I blocchi titanici ora mostrano tutta la loro imponenza costringendo il fiume a solcare alte pareti ricoperte di selva fino ad infilarsi con grande forza nell'oscurità di un tremendo e rumoroso sotterraneo allagato, che si apre dietro antistanti blocchi disposti in maniera caotica. Con l’acqua alle gambe e poi al petto, percorriamo una galleria rettilinea per soli cento metri, la forza dell’acqua ci trascina e andiamo piuttosto cauti tastando il pietrame del fondo che cede ad ogni passo, vari tronchi sono incastrati qua e là, i segni delle recentissime piene sono visibili a quote che mettono inquietudine. La corrente ci strattona verso l'interno e decidiamo di fermarci oltre una lieve curva, sarebbe pericoloso farsi trasportare a nuoto là in fondo dove la galleria prosegue tra i mulinelli. Non conosciamo neppure il bacino a monte ed il cielo fuori è abbastanza minaccioso, meglio tornare indietro il più presto possibile, non potevamo rinunciare a questa breve visita adrenalinica. Risaliamo il rio controcorrente, un grande tunnel di attraversamento testimonia un antico corso sotterraneo ormai collassato. Nelle vicinanze una ampia cavità fossile ci mostra interessanti testimonianze del passato ma ormai è quasi buio e dobbiamo iniziare il percorso a ritroso.

Il gruppo La Karst è composto da una dozzina di speleo molto affiatati e solidali tra loro, un'atmosfera che ci piace da subito e che ben conosciamo nel piccolo mondo speleologico. La loro limitata capacità finanziaria non permette un magazzino di attrezzature e corde come il nostro ma l'approccio allo studio e l'entusiasmo con cui si dedicano alle esplorazioni è straordinario. Una semplicità che mi ricorda le prime esplorazioni in grotta e quel fascino di piombare in avventure più grandi di noi senza una oggettiva consapevolezza. Questa è forse la vera anima dell’esplorazione che ancora portiamo dentro. Presto torneremo a Palawan, ci attendono per un’altra avventura da scrivere insieme: La Venta e La Karst!

Vittorio Crobu

Si ringrazia: Municipalità di Puerto Princesa, Ambasciata Italiana in Filippine, Tagbalay Foundation, Parco Naturale di Puerto Princesa.

Sponsor: Leica Italia, Laserscangst, Eragest di Tiziano Conte, Lifesaver, Amphibious, Ferrino, Dolomite, Scurion, De Walt, Allemano Metrology.

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