Durante la spedizione Shtares 2019, diventa sempre più esteso lo sviluppo dell’omonima grotta scoperta nell’Agosto del 2016. Completata anche l’esplorazione alla Grotta delle Rondini e l’avvio di una ricerca scientifica sistematica.

 
Dal 18 agosto al 1° settembre 2019 siamo tornati per il terzo anno consecutivo nella località di Vrana e Madhe, sulle Alpi Albanesi, nel Parco Naturale Regionale di Nikaj Mërtur, per proseguire le esplorazioni delle grotte che si aprono lungo le imponenti pareti del Mali e Shtrezës, la cui vetta raggiunge i 2190 m slm. La spedizione “Shtares 2019” è stata organizzata dal Gruppo Speleologico Martinese, con la collaborazione del Gruppo Speleologico Faentino, dell’Associazione La Venta e del GSB – USB di Bologna. Alla spedizione, patrocinata della Società Speleologica Italiana (SSI), hanno partecipato ventiquattro speleologi provenienti da tutta Italia.
Gli obiettivi di Shtares 2019 sono stati: l’esplorazione della Grotta delle Rondini, raggiunta alla fine della spedizione dell’anno passato; la prosecuzione dell’esplorazione alla Shpella Shtares; l’avvio di una ricerca scientifica sistematica, accompagnata da documentazione video fotografica.
 

 
La Grotta delle Rondini
La Grotta delle Rondini (Shpella e Dallandysheve) è un imponente ingresso in parete posizionato tra la Shpella Shtares e la Grotta delle Lumache alla quota di 1572 m slm.
Il pozzo d’ingresso, raggiunto solo alla fine dell’ultima spedizione (link all’articolo) era stato esplorato fino alla base, a circa -22 metri e lasciava promettere prosecuzioni in almeno due direzioni.
 

 
Il collegamento sperato con le grotte alla base (Shpella Shtares e Grotta delle Lumache) non c’è stato e la Grotta delle Rondini sembra essere al momento indipendente dal resto del sistema. La cavità è caratterizzata dall’intersezione di pozzi paralleli e da fenomeni di frana. Le forme dei pozzi, modificate dalla forza del ghiaccio, ricordano gli ambienti iniziali della Shpella Shtares.
La grotta ha uno sviluppo di 240 metri e si articola verso Sud-Ovest con un meandro collegato ad altri buchi in parete e a Nord con un’imponente pozzo di 65 metri che porta la profondità della sphella a -86 m. L’unica possibile prosecuzione è verso l’alto sopra al pozzo di 65 metri, ma l’andamento del rilievo rispetto alla forma della montagna ci suggerisce che quella direzione non può che portare in un altro buco sulla parete, rendendo, di fatto, concluse le esplorazioni.
 

 
Esplorazione alla Sphella Shtares
Archiviata l’esplorazione della Grotta delle Rondini, abbiamo spostato l'attenzione unicamente alla Shtares. Il potente soffio di aria, sempre presente in grotta, ci assicura che siamo ben lontani dalla fine delle esplorazioni e, infatti, già durante il secondo giorno della spedizione, una risalita ci ha condotti in zone totalmente nuove della grotta.
Questo nuovo livello è stato denominato “i Piani Superiori” ed è impostato su due meandri, che ci hanno permesso di raggiungere i punti più alti della grotta.
Il primo meandro, verso Nord, corre parallelamente alla via che va verso il fondo e giunge, dopo due tratti di risalita e un tortuoso meandro, su un pozzo di 42 metri intervallato da una cengia (sala Mario). Questo P42 collega “I Piani Superiori” al Fronte Siberiano, il ramo che dalla base della risalita arriva al fondo della cavità. Un’ulteriore risalita sul P42 ci ha portati, invece, nell’ambiente più grande finora scoperto della grotta e nel suo punto più alto, “Sala Rossa” alla quota di +73 m rispetto all’ingresso.

 

 
Il secondo meandro, in direzione Sud-Ovest permette di percorrere la Shpella Shtares verso l’ingresso ma su un livello posto a circa 10 metri più in quota, con diverse possibilità esplorative.
Tre di queste si sono rivelate collegamenti diretti tra il meandro alla base e “i Piani Superiori” ma una risalita ci ha permesso di scoprire un vero e proprio “nuovo mondo” con gallerie, meandri e pozzi che abbiamo esplorato negli ultimi giorni di spedizione e che rappresentano il fronte esplorativo più interessante da cui ripartire il prossimo anno.
Dopo questa risalita, denominata Kolbucaj (cognome della famiglia che ci ospita al villaggio), inizia un lungo meandro posto a una quota di +40 m rispetto all’ingresso che termina su un grosso specchio di faglia, “La Cattedrale”. Da questo punto la grotta inizia a ramificarsi ulteriormente, scoprendo vasti e suggestivi ambienti, come il “Pantheon” e il “Guggenheim”.

 

 
Entrambi i fronti esplorativi restano aperti, così come ulteriori tre vie che restano ancora inesplorate. Le fatiche di dodici giorni di lavoro ci hanno restituito una Shtares labirintica, impostata su vari livelli, con 1,82 km di nuovi rami che, sommati a quelli già noti, portano a 4,6 km lo sviluppo complessivo della Shpella Shtares.

 

 
 
La ricerca scientifica
Contestualmente alle esplorazioni ci siamo concentrati anche ad approfondire ipotesi e quesiti a carattere scientifico, già posti in essere nelle passate spedizioni.
L’anno scorso sono stati lasciati in grotta due termometri per monitorare la temperatura lungo tutto l’anno, uno nei primi ambienti dopo l’ingresso e l'altro più internamente, nei pressi del ramo denominato “Piccola Mark” (a circa 1 km di sviluppo dall’ingresso).
I dati esaminati dimostrano una notevole escursione termica. La temperatura misurata dal primo termometro, infatti, oscilla da -3°C nei mesi invernali (dicembre-febbraio) fino a un massimo di 3,2°C nel periodo estivo (aprile-agosto) con una media annua di 1,6°C.

 

 
Anche il termometro posto nella zona più remota ha segnato un’evidente escursione con la temperatura minima registrata di -1°C. Il fenomeno del gelo/disgelo è anche manifestato dalla presenza di suolo strutturato (in inglese “patterned ground”) in molti punti della grotta, dove è presente del fango.
Ma se il potente soffio che ci accoglie in estate, nella parte iniziale della grotta può esser giustificato parzialmente da un ingresso alto, nelle zone più remote, la costante corrente d'aria ci fa supporre altro. Pertanto, durante questa spedizione abbiamo iniziato l'ardua impresa di tracciare le correnti d'aria presenti nella Shtares, eseguendo un primo test di prova con 2 kg di CO2, rilasciata grazie all’ausilio di un estintore.
Le informazioni che abbiamo ricavato da questo primo esperimento, ci dicono che i 2 kg di CO2 sono davvero molto pochi in ambienti così grandi e articolati e che, per eseguire altri test nei nuovi rami, occorre posizionare più rilevatori di anidride carbonica in diversi punti della grotta. Solo in questo modo è possibile provare a tracciare un percorso completo e veritiero del flusso di aria che contraddistingue questa grotta.

 

 
Anche lo studio biospeleologico, iniziato quest’anno, ha fornito ottimi risultati e incoraggiato una ricerca più sistematica a partire dai dati raccolti. La Shpella Shtares, nonostante la sua temperatura e il fatto che geli in inverno, ospita al suo interno diverse nicchie ecologiche distinte e specie animali altamente specializzate. Al momento sono note dieci specie diverse di fauna ipogea nella grotta Shtares, tutti invertebrati, a eccezione dei chirotteri. Di queste: due sono troglofile (i tricotteri e i chirotteri), mentre le altre sono troglobie. Sono presenti anellidi, insetti, e aracnidi. La classe più rappresentata è quella degli insetti.

 

 
Tuttavia, non è da escludere che l’isolamento geografico della Shpella Shtares e la selezione naturale possano aver portato le specie ivi presenti a differenziarsi dal loro progenitore comune, perciò non è da scartare l’ipotesi che gli esemplari trovati possano essere nuove specie sconosciute al mondo scientifico o che se ne possano trovare in futuro.
La rete trofica all’interno della grotta vede sicuramente tra i produttori primari i batteri, seguiti da una catena di detritivori o filtratori (i coleotteri e i lombrichi) e una catena di predatori (gli aracnidi e gli pseudoscorpioni). La distribuzione della fauna osservata è abbastanza uniforme man mano che ci si sposta dalla metà della grotta ai rami più interni, mentre i rami più superficiali sembrano al momento abitati solo da specie troglofile.
Attualmente tutto il materiale campionato è analizzato da docenti e ricercatori dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

 

 
Gli importanti risultati di Shtares 2019 sono stati possibili anche grazie al supporto di due partner: Uku Pacha – Outdoor Sports e Berwich - Confortable Pants, questo lo diciamo, non tanto per doverosa riconoscenza ma perché, diventa del tutto evidente come una spedizione che voglia produrre risultati tangibili, abbia bisogno di un supporto da parte non solo di aziende, ma anche delle istituzioni.
Le prossime spedizioni continueranno nel solco tracciato da quest’ultima, creando condizioni sempre più favorevoli a uno studio multidisciplinare della grotta e della montagna.
Urge, di conseguenza, l'esigenza di creare condizioni favorevoli all'organizzazione di più spedizioni nell'arco dell'anno per indagare nel profondo i diversi piani esplorativi: scientifico, speleologico e naturalistico.

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