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La grotta è un millepiedi

Un passaggio nella selva (foto Carlos Sanchez)«Il grottone scorre placido e ampio qualche metro sotto il campo, trafora i cerros, propaga i suoi rami come le radici del mamey. E proprio come le diramazioni vegetali, è invisibile. Vaghiamo da giorni nel fango di questi sentieri per cercarne gli ingressi, ma il vuoto si beffa di noi. Siamo in piedi già alle sei, spinti dall’insonnia da fuso orario; poco dopo l’alba facciamo le squadre sorseggiando un caffè intorno al fuoco: quattro andranno verso le terre lontane di Tres Marías insieme a due guide; qualcuno cercherà di individuare un grottone segnalato nei pressi del rancho Valle Acosta; qualcun altro caricherà i pesanti zaini su un cavallo e si avvierà verso nord, nella zona cosiddetta della Soledad, per montare un campo avanzato e tentare di raggiungere la mitica confluenza tra il Rio Negro e il Rio La Venta.

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Notizie telefoniche dalla selva

Campo nella selvaFrancesco ci comunica che le difficoltà per raggiungere l’ingresso delle cavità sono state superiori all’atteso, tanto che quello che doveva essere un avvicinamento di 2-3 ore è diventato di 8-10 ore, e questo è dovuto al fatto che recenti incendi hanno abbattuto alberi di grosse dimensioni che interrompono frequentemente la vecchia pista, dove tra l’altro la fittissima vegetazione tropicale ha ripreso il suo spazio. Ciononostante ieri sono arrivati all’ingresso di un grande inghiottitoio inesplorato, individuato seguendo un corso d’acqua che attraversa due trafori naturali.
Oggi però non potranno entrare per l’esplorazione perché l’INAH (Instituto Nacional de Antropologia e Historia) sta tardando nel rilascio dei permessi di esplorazione per via di una ipotetica presenza di reperti archeologici nell’area. Proseguireanno pertanto con ulteriori ricognizioni esterne e ubicazioni di altri ingressi.
Dei 17 partecipanti 5 sono fermi per influenza suina, evidentemente incubata in Italia, in compenso il clima è fresco, con piogge notturne e con il vantaggio che questo tiene alla larga le numerosissime garrapatas (zecche), vera piaga di quei sentieri.

Prima di entrare nella selva

Domani saliremo al rancho Montecristo per iniziare le esplorazioni. Siamo da ieri sera a Cintalapa, ai piedi della sierra. Il viaggio è stato molto lungo e in particolare le 13 ore di pullman da Città del Messico a qui hanno provato un po’ tutti. Nonostante la stanchezza, già poche ore dopo il nostro arrivo, abbiamo iniziato le trattative con i proprietari dei terreni dove abbiamo raccolto importanti segnalazioni nell’aprile di quest’anno.

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Sotto le foreste del Chiapas

Cueva del Rio La Venta (foto di Filippo Serafini)Parte oggi la seconda spedizione di quest’anno nei grandi collettori sotterranei del Canyon del Rio La Venta. Era appena l’inizio di maggio, pochi mesi fa, quando, distesi sul cassone di un pick-up, lasciavamo le foreste che circondano la Lopez Mateos, illuminate da un tramonto messicano dagli orizzonti sconfinati. Pensavo a quanto buio si doveva estendere là sotto, alla bellezza della Cueva del Rio La Venta, ai sogni di nuove esplorazioni che in futuro ci avrebbero potuto portare nuovamente a precorrere impetuosi fiumi sotterranei e giganteschi saloni concrezionati. Mai avrei pensato che sarebbe passato così poco tempo per ritrovaci lì nuovamente a coltivare questo sogno. Tra pochi giorni saremo al ranchito, e da lì inizieremo una nuova avventura nelle foreste del Chiapas. Era da mesi che procedevo con la faticosa organizzazione dell’ultima, tanto agognata spedizione a Juquila, nello stato di Oaxaca. Avevamo programmato quest’ultimo viaggio, in quelle montagne così affascinanti, per concludere un progetto che ancora aveva delle incognite, dal sapore di canyon inesplorati e di grotte antiche ricche di dipinti di antiche civiltà mixteche. Forti di un accordo triennale con i campesinos di Tepelmeme, avevamo deciso di partire ad ogni costo, creando vari gruppi e articolando una logistica complessa che richiedeva l’appoggio totale delle nostre guide locali.

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Progetto Gorner

La galleria (foto A. Romeo)Sono ormai due decenni che l’associazione La Venta organizza campagne di ricerca e di documentazione sul 2° ghiacciaio delle Alpi per dimensioni: il Gorner.
Lo studio del crio-carsismo ha avuto proprio alcuni membri dell’associazione come pionieri che dagli anni ’80 ad oggi hanno raccolto dati e informazioni di notevole interesse scientifico.

Nel 2010 sono previste uscite primaverili, estive e autunnali sul ghiacciaio con lo scopo di studiare e soprattutto documentare (per la prima volta in HD – alta definizione) fenomeni alquanto originali presenti su questa lingua glaciale:
in primo luogo la formazione e relativo svuotamento del lago glaciale chiamato Gornersee che si forma annualmente alla confluenza delle due lingue (Lys e Gorner) ai piedi del Monte Rosa.
Il lago solitamente impiega 2-3 giorni per svuotarsi rilasciando dai 3 ai 7 milioni di m3 di acqua.

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