Oltre ai principali progetti esplorativi, talvolta estesi su pianificazioni pluriennali, la associazione La Venta promuove alcune "ricognizioni" in aree poco note, al fine di verificarne l'interesse esplorativo speleologico o geografico.
Alcune di queste ricognizioni diventano, col tempo, dei veri e propri progetti, altre invece si fermano alle prime prospezioni.
Progetto Mongolia
Click per ingrandireIl territorio mongolo ha una particolarità: è forse il paese al mondo con la più bassa densità abitativa; poco più di due milioni e mezzo di abitanti, un terzo dei quali risiedenti nell’area della capitale Ulaan Baatar, sparsi su un territorio vasto cinque volte l’Italia.
La mongolia quindi si presenta come un paese dagli spazi immensi, di grande fascino e mistero, dove la natura detta le sue severe leggi su di un popolo forte e fiero del grande passato.
L’area interessata dalla prima prospezione La Venta - 6/18 giugno 2008 - è stata quella Nord-orientale dellaMongolia, precisamente la regione del Hentiy Aymag, luogo di nascita e presunta sepoltura di Chinggis Khaan. I villaggi di Batshireet prima e Binder poi sono stati la base di partenza per le ricerche, sia speleologiche che archeologiche.
Purtroppo, sotto l’aspetto speleologico il territorio del Hentiy ha dimostrato praticamente un potenziale zero. La stragrande maggioranza della regione, infatti, è costituita da un’arida steppa che le piogge della stagione estiva trasforma in ricco pascolo per le numerose mandrie in continuo movimento, anche per il tradizionale nomadismo dei pastori mongoli.
Le pochissime grotte da noi esplorate non presentano caratteristiche interessanti, limitandosi purtroppo quasi sempre a poco più di un buco. Si può concludere affermando che molte di quelle grotte che qui vengono chiamate agui non sono altro che ripari di pochi metri quadi la cui frequentazione viene spesso attribuita a monaci o sciamani; in ogni caso le grotte, qui, sono quasi sempre associate a pratiche religiose.
Quale sarà, dunque, il futuro La Venta in Mongolia? Sicuramente proseguire gli studi per la parte archeologica, e continuare le ricerche individuando aree di interesse geomorfologico, non esclusa la zona del Govi-Altai, dove vi sarebbero notevoli potenzialità di esplorazione.
Progetto Macedonia
Da qualche anno la nostra associazione è coinvolta in progetti di reintroduzione di rapaci in aree mediterranee. Le prime esperienze risalgono al 2003 nell’ambito del progetto “Operazione Laerte”, con la reintroduzione sulle falesie della zona di protezione speciale della gravina di Laterza (Taranto) di un piccolo di Capovaccaio (avvoltoio del genere Neophron percnopterus).
Click per ingrandireIl successo di quella iniziativa ha portato ad approfondire lo studio, in stretta collaborazione l’associazione “Wild Flora & Fauna Found”di Kavadarci, che ha sulle popolazioni di rapaci e avvoltoi oltre i confini nazionali, in quelle aree balcaniche, nel nostro caso la Macedonia, ancora interessate dalla presenza indisturbata di colonie di questi rari uccelli. Il progetto “Macedonia” s’inserisce quindi in attività che riguardano la conoscenza degli aspetti naturalistici, la tutela dell’ambiente e la gestione del territorio di quel paese. Tutto questo avvalendosi di esperti biologi, zoologi ed ornitologi, con l’appoggio di istituzioni locali ed internazionali.
La prima spedizione, nel 2005, essenzialmente ricognitiva, ha interessato alcune zone protette del paese: parco nazionale Galicica, parco Markovi Kuli, riserva naturale di Tikves, Demir Capija Gorge. La seconda spedizione, l’anno successivo, si è invece concentrata Sull’esplorazione della riserva naturale integrale di Tikves, risalendo i 70 chilometri del lago omonimo attraverso canyon e alte falesie luogo di nidificazione di numerose specie di rapaci. Risultato di queste spedizioni è la realizzazione del documentario naturalistico “Tikves, Macedonia Selvaggia”.
Progetto Albania
Il progetto Albania, a carattere geografico naturalistico, trae spunto dalle passate collaborazioni italo-albanesi con la Società Didattica Scientifica Speleologica Albanese e l’Istituto Geografico di Tirana.
Il territorio interessato dalla prima spedizione si colloca nella parte meridionale albanese: una vasta area che va da Valona a Butrinto, da Gjirokaster a Kelcyre. In particolare sono stati percorsi la costa meridionale attraverso il parco de Llogaras (monti Cikes), alcuni canyon naturali nell’entroterra della cittadina costiera di Borshi e la zona lagunare naturalistico-archeologica dell’antica Butrinto.
Qui, dietro invito ufficiale da parte del CISP (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli) vi è stato uno scambio d’esperienze nell’ambito della formazione allo staff del parco impegnato nel progetto CISP, oltre all’intento d’eventuali future collaborazioni finalizzate allo sviluppo di progetti a carattere esplorativo, scientifico e divulgativo. Effettuato anche un sopralluogo alla spettacolare risorgenza Sry Kalter (Occhio Blu). Sulla destra orografica del fiume Drinos sono state eseguite ricognizioni sui massicci che ne dominano la valle (monti Buretos e Lunxherise), tra cui il canyon di Kelcyres, attraversando forse la zona più interessante dal punto di vista carsico, oggetto di possibili esplorazioni future.
Parallelamente all’attività ricognitiva, un importante lavoro è stato svolto dai ricercatori naturalisti componenti la spedizione. Una costante osservazione delle pareti, delle vette e dell’ambiente circostante ha permesso l’identificazione, la classificazione e la registrazione di numerose specie d’avifauna, anfibi, rettili e varie specie botaniche, oltre l’osservazione dello stato dell’ambiente; il tutto supportato da una preziosa e dettagliata documentazione video fotografica.
Progetto Socotra
Click per ingrandireSituata nell’Oceano Indiano poco al largo del Corno d’Africa, Socotra è la più grande delle quattro isole che formano l’arcipelago omonimo. Pur appartenendo politicamente allo Yemen, da cui distano 350 km, la loro posizione geografica è più vicina alle coste somale (300 km). L'arcipelago è composto dall'isola principale di Socotra (3.625 km²), tre isole minori: Abd Al Kuri, Samha, Darsa e alcuni scogli disabitati.
L’isola (dichiarata patrimonio UNESCO nel 2008) presenta una complessa storia geologica, di conseguenza anche un interessante potenziale carsico. Le montagne più alte (fino a circa 1500m slm) sono costituite da rocce granitiche, mentre i rilievi circostanti sono di origine carbonatica, comprese le alte falesie a picco sul mare; quindi con notevole presenza di fenomeni carsici.
La prima ricognizione e l’idea di un progetto scientifico-speleologico è nata da un contatto con il dipartimento di Biologia Animale dell'Università di Pavia che da alcuni anni conduce ricerche sugli straordinari endemismi naturali dell’isola, e con l’EPA – Enviroment Protection Agency – l’agenzia governativa yemenita responsabile dei progetti di ricerca e tutela del territorio sull’isola.
Nella ricognizione sono stati effettuati diversi sopralluoghi in aree remote dell’isola, raggiungendo una decina di nuove cavità, individuandone altre su parete e registrando numerose segnalazioni dagli abitanti dei villaggi attraversati.
In conclusione siamo certi che vi siano buone possibilità per un progetto ben articolato che comprenda cavità, grotte marine, flora, fauna, ricerca scientifica, speleotemi e altro, includendo, in collaborazione con l’EPA, anche l'aspetto turistico e didattico speleologico.

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