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Nel marzo del 2014 si è svolto un nuovo atto del progetto di ricerca dell'associazione La Venta nel settore orientale dell'Auyantepui (Venezuela) sempre in collaborazione con il Teraphosa Exploring Team e con l’appoggio dell’Istituto Nazionale dei Parchi (INPARQUES) aveva portato alla scoperta di un vasto sistema sotterraneo di oltre 15 km di sviluppo, denominto Imawarì Yeuta (la “casa degli Dei” in lingua Pemon). Il 2014 è stato dedicato in particolare alla documentazione e alla ricerca scientifica di questo vasto sistema sotterraneo che è al momento il maggiore a livello mondiale in quarzite; ma non sono mancate anche le nuove esplorazioni.

I partecipanti, 18 italiani, 5 venezuelani e una messicana, si sono divisi in due gruppi: uno più numeroso, che ha svolto soprattutto il lavoro di documentazione nel sistema di Imawarì, e uno più piccolo, che con una serie di campi avanzati, ha cercato nuovi sistemi in zone poco più a nord. Nonostante le avverse condizioni atmosferiche, con nebbie e piogge quotidiane e i conseguenti problemi per gli spostamenti in elicottero e l'allestimento dei campi, i risultati raggiunti sono stati notevoli su tutti i fronti.

Dal punto di vista esplorativo sono state rilevate nuove diramazioni nella grotta Imawarì Yeuta, che adesso raggiunge i 18,7 km, e sono state trovate altre due grotte geneticamente correlate che, sebbene separate da profondi sprofondamenti, portano il sistema a un totale di circa 20 km. Nei settori subito a nord, dove s'ipotizzava l'esistenza di altri vasti sistemi di gallerie orizzontali, sono state trovate per adesso solo grotte di dimensioni minori, con l'eccezione della Cueva dell'Arco, scoperta a pochi giorni dalla fine della spedizione, che in ultima punta di 36 ore è stata rilevata per quasi 2,5 km ed esplorata per almeno altri 600 m.

Tutte le grotte di questa zona sono ricche di speleotemi molto particolari, costituiti prevalentemente da silice amorfa (opale) e da gesso, più altri minerali ancora in fase di studio. Anche da un punto di vista morfologico e speleogenetico le grotte presentano ambienti per molti versi straordinari e di non chiara interpretazione, che implicano un ripensamento sui processi di formazione delle grotte in quarzite.

La parte di documentazione ha poi impegnato molte persone per più giorni, sia con squadre fotografiche sia con squadre video, per un totale di diverse migliaia di scatti fotografici e decine di ore di riprese video ad alta definizione.

Sul piano scientifico sono state eseguite analisi chimiche in situ delle acque di scorrimento e d’infiltrazione, sono state raccolte decine di campioni di acque, per ulteriori analisi chimiche e isotopiche e sono stati osservati e studiati i diversi tipi di speleotemi presenti.

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