Cueva del Rio La Venta (foto di Filippo Serafini)Parte oggi la seconda spedizione di quest’anno nei grandi collettori sotterranei del Canyon del Rio La Venta. Era appena l’inizio di maggio, pochi mesi fa, quando, distesi sul cassone di un pick-up, lasciavamo le foreste che circondano la Lopez Mateos, illuminate da un tramonto messicano dagli orizzonti sconfinati. Pensavo a quanto buio si doveva estendere là sotto, alla bellezza della Cueva del Rio La Venta, ai sogni di nuove esplorazioni che in futuro ci avrebbero potuto portare nuovamente a precorrere impetuosi fiumi sotterranei e giganteschi saloni concrezionati. Mai avrei pensato che sarebbe passato così poco tempo per ritrovaci lì nuovamente a coltivare questo sogno. Tra pochi giorni saremo al ranchito, e da lì inizieremo una nuova avventura nelle foreste del Chiapas. Era da mesi che procedevo con la faticosa organizzazione dell’ultima, tanto agognata spedizione a Juquila, nello stato di Oaxaca. Avevamo programmato quest’ultimo viaggio, in quelle montagne così affascinanti, per concludere un progetto che ancora aveva delle incognite, dal sapore di canyon inesplorati e di grotte antiche ricche di dipinti di antiche civiltà mixteche. Forti di un accordo triennale con i campesinos di Tepelmeme, avevamo deciso di partire ad ogni costo, creando vari gruppi e articolando una logistica complessa che richiedeva l’appoggio totale delle nostre guide locali.

Putroppo in Messico nulla è scontato e delle forti opposizioni all’interno dell’assemblea del pueblo di Tepelmeme mettevano in forte dubbio l’accordo stipulato in passato. Siamo pur sempre stranieri che hanno una strana passione, quella di esplorare, senza pretese di scoprire cose che abbiano un valore economico. La nostra esplorazione significa semplicemente conoscere, e la passione che ci spinge ad affrontarla viene alimentata dall’avventura che sappiamo ci aspetterà ad ogni passo, ad ogni svolta che ci potrebbe portare verso l’ignoto. Ma quanto è difficile spiegare questo a delle persone che vivono in un  deserto pensando solo a riuscire a sopravvivere di ciò che gli offre quella terra? È comprensibile che, dal loro punto di vista, tutto questo nostro volere, tutto questo sforzo per esplorare sia insensato se non ci fosse un reale interesse economico in tutto ciò. E così affiorano i sospetti, si può pensare che questi europei avventurieri siano degli ingannatori, che in verità cerchino reperti archologici, petrolio o diamanti, chissà quale ricchezza nascosta nel cuore della loro terra. Da settembre ad oggi a Tepelmeme ci sono state riunioni fiume, a cui hanno partecipato Alicia Davila, una nostra socia messicana, insieme con Arghelia e Israel, amici speleologi che hanno creduto in questo progetto. Abbiamo cercato di offrire qualcosa di tangibile alla comunità, libri in spagnolo, manifesti, appoggio per le loro iniziative di turisticizzazione, ma il sospetto, alimentato anche dalle leggende riguardanti un incidente avvenuto in grotta a degli speleologi inglesi che erano alla ricerca del plutonio (!), ha prevalso e alla fine ci è stato chiaro che i tempi non sono maturi. Forse un giorno torneremo in quelle montagne ma questo avverrà solo quando la gente avrà capito che non vogliamo rubargli niente,  ma che vogliamo solo conoscere il loro territorio e permettere anche a loro di sapere quali meraviglie della natura hanno nelle loro mani. Se c’è una cosa che non manca in Messico, sono le grotte da esplorare, e certamente a noi di La Venta non mancano progetti e sogni esplorativi (anche troppi). Così quel sogno messo nel cassetto a maggio è stato ritirato fuori e la spedizione a Juquila in pochi giorni si è trasformata in un ritorno in Chiapas. L’obiettivo è spingersi oltre la colonia di Cardenas, oltre le grotte del Clarin e della Neblina, per raggiungere degli imbocchi che i racconti dei locali dicono giganteschi. In effetti nessuna spedizione si è mai spinta così addentro a quel triangolo di foresta che si trova tra la confluenza del Rio Negro e il Rio La Venta. Sicuramente in quell’area esistono altri collettori, con morfologie del tutto simili a quelle della meravigliosa Cueva del Rio La Venta. Sarà quindi un’esplorazione ricca di incognite ma che presenta anche grandi prospettive. Un’altra novità in questa spedizione sarà il tentativo di superamento di alcuni sifoni in grotte già note (Los Bordos, Clarin, Neblina) da parte del nostro speleosub Pierpaolo. Inoltre, se il tempo ce lo permetterà l’idea è pure quella di fare un campo nella zona di Los Bordos per riprendere le esplorazioni anche in questo settore del canyon, di cui di fatto si conosce ancora ben poco. Insomma di carne al fuoco ce n’è davvero molta. Tanto dipenderà dalle guide locali e anche dalla fortuna, ma sono certo non torneremo delusi, perché laggiù le grotte ci sono certamente. Siamo un bel gruppo di ben  17 persone, provenienti da varie parti d’Italia (Trieste, Padova, Verona, Vicenza, Cagliari, Roma, Napoli…). Come La Venta stiamo cercando in questi anni di coinvolgere nei nostri progetti speleo, fotografi e ricercatori validi che abbiano voglia di darsi da fare e vivere queste avventure insieme con noi, condividendo questa passione e il nostro modo di svolgerla. Anche questo nostro nuovo viaggio è supportato da Ferrino, oltre che da Intermatica che ci ha fornito degli apparecchi satellitari che renderanno più sicure le operazioni in foresta, permettendoci di abbandonare la vecchia e complessa tecnica  del posizionamento di ponti radio. Cercheremo di tenervi informati degli sviluppi, comunicando con l’Italia almeno ogni due-tre giorni. Non sarà facile e probabilmente da laggiù non potremo vedere il blog, ma le notizie che manderemo verranno postate dal buon Corrado. Sono le 2 di notte, tra poche ore saliremo su un aereo, e poi sarà solo la foresta e le sue grotte misteriose ad occupare i nostri pensieri. Ciao a tutti
Francesco

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