Ecco una breve relazione che riassume obiettivi e risultati della spedizione recentemente rientrata dalla Patagonia:

È stata una delle migliori spedizioni mai fatte, a mia memoria direi la migliore in assoluto. Pensata come ricognizione, ha ottenuto risultati di gran lunga superiori su un territorio molto più vasto del previsto e, grazie all’appoggio locale – a sua volta legato ad un buon lavoro, e molte spese, durante le spedizioni passate – si è interamente autofinanziata.

Sicurezza. La prima osservazione riguarda quello che nelle chiacchierate iniziali è stato indicato come l’obiettivo più importante della spedizione, che è stato raggiunto: nessuno si è fatto male in modo serio nonostante che 18 persone di varia esperienza si siano esposte per due settimane ad ambienti molto infidi e spesso trasportando grossi carichi. Questo è merito individuale d’ogni singolo partecipante.

Partecipanti

Oltre al merito di aver curato la propria sicurezza, va dato atto che l’impegno profuso è stato notevole da parte di tutti, proporzionalmente alle capacità. Da questo punto di vista si sono mostrati ingiustificati i dubbi che serpeggiavano prima della partenza, legati ad un eccessivo allargamento ad esterni, e proprio nell’ambito di una spedizione del tipo meno adatto, dato che la speleologia glaciale è troppo pericolosa per fare test attitudinali. Diciamo che questa spedizione ha decisamente ampliato la base di potenziali collaboratori per le spedizioni future.

Coordinamento

Tutto ciò che è stato progettato (tempistica, movimenti, obiettivi) ha funzionato bene, grazie a progetti ragionevoli e calibrati sui partecipanti, ad un po’ di fortuna ma soprattutto all’appoggio delle istituzioni, locali e nazionali. In particolare è stato decisivo avere avuto la piena collaborazione dell’Instituto Nacional del Hielo Continental Patagonico.

La collaborazione con la Società Meteorologica Italiana – un grande grazie a Daniele –, è stata utile in questo caso di meteo in genere favorevole, e ancor più utile è stata rodarla perché nelle prossime spedizioni sarà assolutamente essenziale conoscere con anticipo l’arrivo di eventi meteo seriamente avversi.

Rapporti locali

L’appoggio personale di Daniel, Horacio, Silvia ed Esteban è stato quello che ha reso possibile un’operazione che sennò avrebbe patito soste interminabili a valle e sopportato spese astronomiche per andare avanti, come è capitato in altre occasioni. L’appoggio di Gendarmeria, Prefectura e Parques è stato pieno, ma con quest’ultima istituzione paghiamo ancora incomprensioni passate e qualche ingenuità in questa spedizione. È chiaro che per coronare questi impegni saranno decisivi i prossimi mesi, in cui dovremo curare il mantenimento di rapporti e il flusso d’informazioni di ritorno.

Abbiamo già iniziato questo lavoro andando a dare relazione di quanto fatto nella sede di Buenos Aires dell’INHCP.

Un discorso a parte lo merita il gruppo delle guide del Minitrekking. In altre occasioni l’utilizzo di portatori locali ci ha dato problemi, e avevamo quindi qualche perplessità nel loro impiego. Invece ci siamo trovati con un gruppo di alpinisti estremamente competenti, abili, simpatici, disponibili e con strabilianti capacità di cammino e di trasporto. È veramente un nucleo di guide notevole che è stato importantissimo per il caricamento dei campi base e per le molte informazioni che ci hanno fornito, col quale contiamo di continuare a collaborare.

Da parte nostra abbiamo realizzato una serata conclusiva nella sede del Club Andino di El Calafate, con la proiezione dei risultati principali della spedizione e le immagini del sorvolo.

Processamento risultati

Tutte le immagini che via via venivano prodotte erano continuamente archiviate con standard definitivi e salvate su HD diversi. Questo ha permesso di avere dei filmati e foto da proiettare a spedizione non ancora conclusa, e questo è stato un punto decisivo per i rapporti coi locali che, come abbiamo già sottolineato in altre occasioni, hanno tutto il diritto di essere informate sulle ricerche che sono condotte sul loro territorio.

Blog

Il blog è stato probabilmente il punto più criticabile di tutta la spedizione, perché il tenerlo in attività è cosa di tutti, e forse è un’attività troppo nuova per noi, non siamo ancora abituati. Il blog è potenzialmente un grosso archivio di speleologia mentre si sviluppa. il limite dei resoconti è che chi li scrive sa com’è andata a finire, e quindi fa un’operazione di depurazione, “linearizza” le operazioni, nei blog no.

Questo li rende estremamente interessanti, proprio per il nostro TIPO di comunicazione, intermedia fra il resoconto di tipo scientifico e la cronaca di tipo personale. Insomma, è una forma di comunicazione serissima, che ci è particolarmente utile, e va presa sul serio.

In questo caso si è trattato della terza volta in cui abbiamo cercato di spiegare in Rete gli sviluppi di una operazione complessa, ma siamo ancora ben lontani dal riuscire a farlo in modo adeguato. La modalità di trasmissione, in voce a Corrado che poi trascriveva, si è dimostrata appropriato. Il problema tecnico dell’impossibilità di inviare dati, e quindi foto, sarà solubile in futuro, e comunque è un problema da poco.

Il guaio vero siamo stati noi. Scrivere testi, tenere aggiornati con regolarità chi ci seguiva è stata veramente l’ultima delle preoccupazioni della gran maggioranza dei partecipanti, e a poco sono valsi gli sforzi di chi lo ha tenuto in piedi. Questo non ci sembra corretto: se si decide di farlo, va fatto con regolarità, perché c’è gente che ci segue e partecipa con noi di quanto accade. E, in effetti, da questo punto di vista il ritorno è stato molto notevole.

Risultati

Topografia di superficie: sono state tracciati diverse decine di chilometri di tracce GPS e l’andamento delle bediere principali su Moreno e Ameghino, dalla cui elaborazione sarà possibile ottenere carte a curve di livello della superficie dei ghiacciai.

Posizionamento mulini: sono stati posizionati circa 20 ingressi di mulini sul Perito Moreno -più una ventina di punti di assorbimento minori- e circa 15 sull’Ameghino, i maggiori dei quali sono stati esplorati e rilevati per quanto possibile in funzione del regime idrico.

Topografia sotterranea: sono stati eseguiti i rilievi di una decina di grotte glaciali curando più la proiezione in pianta che lo sviluppo in sezione. Al riguardo, è forse mancato un maggiore impegno da parte d’alcune squadre, che hanno sottovalutato l’importanza di questo lavoro.

Documentazione fotografica: le foto scattate sono nel complesso in quantità più che sufficiente a descrivere tutte le varie attività di spedizione e a documentare l’oggetto delle ricerche. In totale si tratta di circa 6000 scatti, tra cui molte d’eccellente qualità.

Documentazione video: si è data particolare attenzione a questo settore,visto l’impegno profuso per il trasporto delle attrezzature. In totale è stato raccolto oltre 5 ore di girato con sequenza d’ottimo livello.

Osservazioni preliminari sui ghiacciai

Moreno. L’analisi del Moreno ha mostrato lo stato del ghiacciaio, che è posteriore ad uno scivolamento a valle degli ultimi 5 km di lingua, cosa che ha portato la fronte a contatto con la riva opposta del fiordo. Il reticolo carsico è stato gravemente compromesso in confronto alla situazione pre-slittamento. Per questo la nostra spedizione, che era stata voluta e progettata come ricognizione con addestramento di nuovi partecipanti, è stata in realtà abbastanza conclusiva. Il quadro complessivo è molto più completo dell’atteso e non è necessaria una nuova spedizione dato che non ha senso spingere l’accuratezza dello studio del carsismo di un ghiacciaio oltre il livello delle sue variazioni annuali. Basta un quadro complessivo, e quello ora lo abbiamo. Rimane qualche punto in sospeso, e si potrà fare ai margini di altre spedizioni.

Abbiamo il sospetto che l’enorme intensità del carsismo nel ’94 e ’95, in cui la fronte del Moreno era staccata dal Mirador -per la quale avevamo utilizzato il termine “ipercarsismo glaciale”- possa aver contribuito, liquefacendo le parti profonde del ghiacciaio, al successivo scivolamento.

Sin dall’inizio delle ricerche nelle grotte glaciali abbiamo sospettato questo ruolo attivo dell’iniezione d’acqua nel reticolo profondo, con la probabile formazione di tasche d’acqua che vanno ampliandosi sino a crollare, e destabilizzano l’intera lingua. Ora ci pare di poter dire che il Moreno sia un caso particolarmente adatto per dimostrarlo e quindi occorrerà analizzare con cura la storia di questo ghiacciaio.

In ogni caso appare vero il fatto inverso, vale a dire che il carsismo glaciale è un effetto che evidenzia in modo amplificato la struttura tensionale del ghiacciaio – piccole variazioni dello stato di flusso del ghiaccio creano grosse variazioni nella rete di drenaggio – e quindi, forse, l’analisi delle grotte di un ghiacciaio ne può anticipare i surge.

Ameghino. Sull’Ameghino è stata realizzata un’operazione complessa e ambiziosa, non solo determinando logistica e interesse del ghiacciaio, cosa che era l’obiettivo della ricognizione, ma anche realizzando esplorazioni significative. Il ghiacciaio mostra forme di fusione molto accentuate ed è di grande interesse speleologico ma relativamente piccolo ed accessibile, e si presta ad una esplorazione abbastanza completa in una sola spedizione.

Nonostante le condizioni meteo non favorevoli (vento molto forte) è stata raggiunta la zona centrale del ghiacciaio, confermando così la presenza di un settore particolarmente ricco di scorrimento superficiale e di mulini.

Viedma. Sin dalle prime ricognizioni, questo ghiacciaio ci è apparso il più interessante fra le lingue glaciali dello Hielo Continental, e quindi anche in questa occasione, grazie al gran numero di partecipanti, rodati dall’esperienza sul Moreno, vi siamo andati in ricognizione.

Nei pressi della fronte questo ghiacciaio è in fase di fortissimo ritiro, ma data la grande svolta a sinistra che esso fa subito prima di entrare nel lago, questo potrebbe non avere grande influsso sulle zone più a monte.

Abbiamo realizzato una ricognizione della sola logistica di avvicinamento con un giro Chalten-Paso del Viento-Paso Huemul-Chalten. È stato possibile fare anche una breve incursione sulla superficie glaciale, localizzando diversi pozzi glaciali ma senza arrivare alle zone centrali, sulla Corriente Principal, che era troppo lontana.

Altri ghiacciai. Si è cominciata l’analisi degli avvicinamenti agli ultimi due grandi ghiacciai ancora non visitati fra quelli dello Hielo Sur: l’O’Higgins e il Jorge Montt. È chiaro che dovranno essere inclusi nei programmi futuri.

GBad

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