Click per ingrandireDi ritorno dalla spedizione in Uzbekistan, Giusto (Stefano Guarniero) ci ha mandato questa divertente riflessione sulla speleologia russa. Sappiamo bene, anche dopo la spedizione dell'anno scorso, quanto siano impegnative le esplorazioni in quelle montagne e come sarebbero impossibili senza la determinazione degli amici russi. L'associazione La Venta sta dando il suo contributo a questo progetto sopratutto in termini di documentazione e
materiali tecnici (quest'anno la spedizione ha utilizzato un satellitare intermatica e pannelli solari per la ricarica dei trapani).
Siamo molto felici che anche quest'anno abbiano partecipato speleologi italiani, Stefano Guarniero e Giuseppe Spitaleri, grazie ai contatti instaurati con i russi  dalla nostra associazione, insieme a Cecilio Lopez Tercero, speleosub che sta dedicando molte energie anche alle esplorazioni di La Venta in Chiapas.
Pochi giorni fa Vadim, capospedizione, ci ha comunicato che negli ultimi giorni di attività in Dark Star è stata raggiunta la profondità di-640 metri e continua alla grande. Le prospettive sono molto allettanti e a fine ottobre si terrà una riunione a Ekaterinburg a cui parteciperà la Venta, in cui decideremo come impostare le attività del prossimo anno.

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Il ritorno è sempre un piacere, ma assume un sapore speciale se ti scopri a commuoverti per il rumore della moka di caffè o quasi piangi a parcheggiare a due minuti a piedi da una grotta; del resto le esplorazioni a Boysun Tau sono questo, privazioni e massacro.
Sono i Russi, ovviamente; camminare tre giorni per arrivare al campo non è un problema, né dover fare la spola per portare su i sacchi del cibo(“Un sacco sfama 17 speleo per un giorno..oppure uno speleo per 17 giorni”- matematica russa, e cercano anche di farla passare per una battuta!). No, il vero problema sono loro, i figli della steppa, sempre lì davanti a trainare un sacco in più, o a fare un giro in più; ti dici che sono bambini- età media sui 25-, e poi ti passa davanti Evgenii, 53 anni e 10 campi in zona compreso qualche giro a Boy Bulok, con due sacchi in più in schiena. Speleologia russa..

Non è però difficile capire perché insistano tanto, proprio qui; un po’ è perché sono russi, ma specialmente perché il luogo è magnifico. La dorsale sale con regolarità geometrica da valle per interrompersi bruscamente a 3600 metri di quota, e precipitare 600 metri sotto; il muro è costellato di voragini e portali, alcuni così grandi da aver ispirato la percezione del sacro dei nativi-e la nostra. Una frontiera per ogni speleologo affamato di esplorazioni, una frontiera mitica con tutti gli elementi per diventare leggenda.
Saliamo con uno splendido Ural sovietico, poi un giorno di strada con gli asini carichi, poi è tutto a spalla. A Festivalnaja le esplorazioni proseguono su rami laterali, il fondo viene disarmato perché onestamente mancano le corde; Ulugh Begh è un inferno che si raggiunge dopo un giorno intero di marcia-partendo comunque dal campo avanzato- e ha anche la cortesia di farsi trovare ostruito dal ghiaccio. Nessun problema per i Russi, sono lì e non mollano: martellano per due giorni e riescono ad entrare, ma scendere non è possibile. Ma siamo a Boysun Tau, e scoprono una forra dalle pareti ghiacciate che scende veloce accompagnata dal fiume. L’ingresso è a 3600 metri, non male come potenziale.
Click per ingrandireNoi Latini- cioè io, Beppe Spitalieri e Cecilio Lopez Terceiro- siamo destinati al campo per Dark Star assieme ai due geologi della spedizione: Sebastian Breitenbach e Yang Bin. La grotta naturalmente scende facilmente oltre il meno 310 dello scorso anno, basta guardarsi attorno e calarsi nei livelli di gallerie parallele; certo, a meno 560 tocca mettersi le idrotute e prima non è proprio una festa, ma la sala del Plenilunio è un balsamo al ritorno- in più ghiaccia le tute, servizio completo.
Il campo per noi finisce il 18, abbiamo tre giorni davanti per tornare a Tashkent, uno a piedi, uno con anche gli asini e poi un passaggio da uno scassatissimo Uaz; poi il treno Uzbeko, 12 ore di caldo e lamiera sferragliante. I Russi iniziano a smantellare il campo già il 21, sperano di tornare per il 25..del resto qui i tempi sono questi, di tre settimane più di 10 giorni ti vanno via solo per spostare i materiali, attrezzare le calate e preparare i campi. Roba da Russi. Giusto

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