Il Messico è un grande paese con una varietà di ambienti unici: spinosi desiertos al nord, lussureggiante selva al sud, profondissime quebradas (canyon) nella Sierra Madre, sonnecchianti vulcani un po’ ovunque, misteriosi cenotes (voragini allagate) nello Yucatan e innumerevoli cuevas (grotte), altrettanto misteriose. Anche quest’anno, come ormai da più di venti, La Venta è tornata in Messico, per la precisione nelle foreste del Chiapas.
Per La Venta, fare speleologia in Chiapas vuol dire esplorare la storia, dove ogni luogo, ogni grotta narra del passato, di antiche civiltà. Nel caso delle nostre esplorazioni gli Zoque, contemporanei e successori dei Maya, frequentatori dell’area del Rio La Venta.
Non solo l’ambiente ipogeo ma anche la fitta vegetazione ha protetto per secoli le vestigia di questi antichi popoli. Gli incontri avvengono quasi d’incanto, come quando “machetando” attraverso quel muro verde ci si trova di fronte un altro muro, questa volta di pietra. Di cose così nella selva ne accadono tante: si può incappare in grandi sotanos (sprofondamenti), o farsi strada tra la vegetazione per ore su affilate lame di roccia e sbucare in ampie valli, e lì trovare piramidi, piazze, edifici. Rovine, città perfettamente celate sotto un manto verde, da studiare, documentare e consegnare ai legittimi discendenti dopo appassionanti spedizioni.
La spedizione La Venta “Selva Chiapas 2013” è stata suddivisa in due periodi esplorativi, entrambi all’interno della selva. La prima parte ha riguardato l’area della foresta intorno al villaggio di Veinte Casas, in particolare l’esplorazione di una grossa cavità, La cueva del Chute Redondo, una risorgenza carsica di 1.100 metri di sviluppo in cui siamo stati impegnati anche in esplorazioni speleosubacquee. Avevamo preso anche un impegno, quello di raggiungere un grosso Sotano, da noi chiamato “Chiccivà”, individuato da foto aeree nella foresta di Veinte Casas; non è stato semplice ma alla fine, machetando per tre giorni, l’abbiamo raggiunto. Purtroppo si è dovuto rimandare al prossimo anno la sua completa esplorazione per insufficienza di corde.
La seconda parte dell’esplorazione, dieci giorni letteralmente inghiottiti dalla foresta, ha riguardato l’area intorno Rabasa, una colonia circondata dal verde assoluto di una selva primaria, nell’area protetta di El Ocote, e precisamente piazzando il campo in zona Tierra Colorada.
Tierra Colorada è l’ultimo avamposto dell’uomo ai margini di un oceano verde: una spianata rubata alla foresta per coltivare mais e fagioli. Proprio in quanto "rubata", la selva la pretende costantemente, al punto che impercettibilmente se ne appropria metro per metro ogni giorno. Tierra Colorada dunque era il nostro punto di partenza per le nostre incursioni nella foresta.
Nei primi giorni d’esplorazione è stato raggiunto un grosso sotano rilevato dalle foto aeree. La voragine, da noi chiamata “Sotano de las Huellas”, si apre a circa due ore di cammino dal campo. L’avanzamento in foresta non è stato certo una cosa facile, a causa dell’intricata vegetazione che ha messo a dura prova la nostra resistenza fisica e mentale. Ad ogni modo eravamo in buona compagnia: durante le punte esplorative eravamo costantemente seguiti da scimmie e da centinaia di schiamazzanti pappagalli. Davvero un’ambientazione unica.
Il sotano sprofonda per circa 60 metri. Alla base si trova un grande ambiente di crollo coperto da vegetazione. Dopo un avanzamento difficoltoso su un pendio di detriti ci si immette con un passaggio in frana in una sala con meravigliose concrezioni eccentriche le cui pareti sono ricoperte di infiorescenze. Più avanti, attraversata una zona di belle vaschette fossili, si accede ad un grande vuoto sotterraneo, un grande salone. Lo sviluppo della cavità è circa 700 metri.
I giorni restanti sono stati dedicati al raggiungimento di punti per l’accesso a valli remote, entro le quali si aprono voragini individuate dalle foto aeree. Purtroppo procedere su quel tipo di terreno a volte è quasi impossibile; si tratta in fin dei conti di zone mai attraversate, dove a parte la vegetazione, ci si trova spesso a combattere con un’umidità asfissiante, dislivelli impegnativi e passaggiin equilibrio su infinite lame di “carren” (sottili e affilate rocce, a volte di svariati metri di altezza).
Il pericolo più reale, però, è quello di fare brutti incontri con il padrone di casa, qui rappresentato dalla Nauyaca, un grosso e aggressivo viperide dal morso letale. In quest’ultima spedizione gli incontri sono stati solo due, per fortuna andati tutti a buon fine.
Non sono mancati però i soliti ragni e scorpioni, ormai nostra compagnia fissa.
Concludendo possiamo dire che il bilancio della spedizione è stato molto positivo: adesso conosciamo una vasta area di foresta, nuove grotte, e, più importante, abbiamo abbattuto i tempi di percorrenza per raggiungere con nuove punte esplorative i punti più remoti della selva.
Appuntamento al 2014 dunque.
Francesco Lo Mastro

Hanno partecipato a queste esplorazioni: Gianni Todini, Paolo Forconi, Francesco Lo Mastro, Umberto Del Vecchio, Laura Pala, Laura Russo, Daniel Paharnicu, Pietro Cortellessa, Chiara Pulvirenti, Cecilio Lopez Tercero, Kaleb Zarate Galvez, Lucas Ruiz, Abraham Ruiz, Alberto Ruiz.
Ricordiamo che questa spedizione è stata resa possibile grazie alla sponsorizzazione dei nostri amici di: Dolomite (calzature trekking e montagna), Intermatica (telefonia satellitare), Ferrino (materiali outdoor), Scurion (lampade led), Amphibious (sacche stagne), e un contributo in materiale da Mountain House (cibi liofilizzati per escursionismo e ambienti estremi), TTM Mobile (telefonia - linea outlimits) e Styled (illuminatori per subacquea).
