Il Turkmenistan è un paese ancora molto poco conosciuto, per questo, quando ci è stato chiesto di andare a visitare la regione del Koitendag (al confine con Uzbekistan e Afganistan) abbiamo immediatamente accettato. Così ci siamo ritrovati Giovanni Badino, Josè Maria Calaforra ed io (Paolo Forti) sull’aereo che da Istanbul ci ha portato alla capitale Ashgabat.
Qui, insieme a altri 15 colleghi che venivano da altre parti del mondo, siamo stati presi in carico dallo staff del Dr Poliadov (UNESCO Turkmenistan) e da quel momento non abbiamo dovuto pensare più a nulla: tutto era stato organizzato nei minimi particolari.
L’organizzazione comunque era perfetta e direi anche faraonica: per farci raggiungere comodamente il Koitentag avevano predisposto addirittura un treno speciale solo per noi con carrozze letto di lusso... e nelle 10 ore di viaggio in ogni cittadina in cui transitavamo c’erano folle festanti a salutarci!
Lo scopo del nostro viaggio era di visitare alcune località che potrebbero permettere a questa regione di diventare un “Geoparco” dell’UNESCO: di queste sicuramente le più importanti sono l’area con le impronte di dinosauri, la Grotta delle 40 Fanciulle e la Grotta di Kupp Coutun.
La passeggiata dei Dinosauri
È un posto assolutamente incredibile con migliaia di impronte perfettamente conservate di dinosauri: tra queste è possibile seguire lo spostamento di un singolo animale per oltre 300 metri (record mondiale). Attualmente sono i paleontologi del’Università di Bologna quelli che stanno svolgendo gli studi e le nuove ricerche su questo sito
Lo strato con le orme si è scoperto non molti anni addietro a seguito di una frana ed è assai probabile che molte altre impronte si trovino ancora sepolte. Questo forse è un bene, dato che attualmente il sito si sta deteriorando abbastanza in fretta a causa essenzialmente dell’erosione superficiale che è favorita sia dal clima rigido dell’area e dalla forte acclività del versante. In parte poi il degrado deriva da vandalismi umani dovuti al fatto che il sito è diventato famosissimo ma, al momento, non è stata messa in atto alcuna azione pratica di protezione: pertanto in vari posti è possibile vedere grandi scritte con vernice indelebile e addirittura firme graffite all’interno di impronte.
La Grotta delle 40 Fanciulle
Con una camminata di un’ora circa all’interno di uno splendido canyon si raggiunge un maestoso grottone al cui interno sgorga una sorgente perenne. Da lontano sembra che tutta la volta della grotta, parzialmente illuminata dai raggi solari che penetrano dal grande portale, sia tappezzata da stalattiti policrome.... ma non è assolutamente così: avvicinandosi infatti si realizza che si tratta di migliaia di fettucce di stoffa “fissate” alla volta con una pallina di fango.
Il motivo di questo rito deriva dal fatto che questa cavità è ritenuta una “grotta sacra” sia per la presenza della sorgente perenne sia perché si tramanda che, in un tempo remoto, 40 vergini si uccisero qui dentro per evitare di essere violate dagli invasori di turno.
Le persone del luogo vengono in pellegrinaggio alla grotta e raccolgono del fango dal pavimento a cui attaccano una fettuccia di stoffa che poi lanciano verso il soffitto cercando di farla attaccare il più in alto possibile e formulano un desiderio... Ritengono infatti che, se la fettuccia rimarrà appesa, il loro desidero sarà esaudito tanto più rapidamente e meglio quanto più in alto sarà arrivata la fettuccia stessa.
Sulla base delle persone che effettivamente abitano la regione e che ragionevolmente hanno avuto la possibilità di raggiungere a piedi la grotta, alcuni studiosi di folklore locale hanno calcolato che questo rito deve risalire ad almeno 2-300 anni fa.
La Grotta di Kupp Coutun
Circa trenta anni fa, quando stavo collaborando alla prima edizione di “Cave Minerals of the World”, mi imbattei in alcuni articoli russi che parlavano di una favolosa grotta ai confini dell’Unione sovietica con l’Afganistan dove si trovavano incredibili concrezioni di gesso e una quantità, che a me allora parve quasi assurda, di strani minerali di grotta: una specie di “Eldorado” per un giovane appassionato di minerali di grotta… Da quel momento, per me, la Kupp Coutun (in Turkmeno Gapgotan Gowangy) era diventata un sogno e, come tale, mai avrei pensato di aver avuto la possibilità reale di visitarla.
E invece, eccomi davanti ad uno dei suoi ingressi.
E’ una galleria mineraria che parte dalla base di un profondo canyon: si cammina al suo interno per circa 300 metri ed, improvvisamente, si entra in un enorme salone di crollo.
La Kupp Coutun è un complesso sistema carsico di cui oggi si conoscono oltre 50 km, ma molto altro resta da esplorare al suo interno: la progressione è abbastanza facile e questo purtroppo ha causato la parziale distruzione del suo concrezionamento almeno nelle sue parti iniziali.
Durante la visita mi ritornano alla mente le descrizioni fatte, tanti anni prima, dagli speleologi russi,
che allora mi erano sembrate esagerate e probabilmente frutto di fantasia. E invece era tutto vero e anche di più. Buona parte delle pareti è ricoperta da uno strato di gesso che da luogo a forme del tutto uniche: candelieri che protendono i loro bracci dal soffitto per diversi metri, stalagmiti cave, più simili a vulcani in miniatura che a normali concrezioni di grotta e poi bolle cave e tanto altro…
Ma sono i minerali che vi si trovano che rendono questa grotta un vero scrigno mineralogico: fluoriti viola o celestina azzurra su bianchissime aragoniti coralloidi e ancora minerali quasi sconosciuti quali la cinnametabarite, la fraipontite o il mumjo (quest’ultimo complesso materiale di decadimento organico). E non solo…
La visita corre veloce e dopo appena 4 ore di permanenza in sottosuolo siamo costretti a risalire, non senza avere prima individuato un piccolo insetto cavernicolo che letteralmente “cammina” sulle acque: con ogni probabilità un nuovo essere vivente per la scienza!
La Kupp Coutun cave è davvero uno scrigno inimmaginabile, degno di essere finalmente studiato in maniera sistematica.
Le grotte in gesso e il pesce cieco
Durante i trasferimenti da un sito all’altro ci rendiamo conto che l’area non è solo importante per le impronte di dinosauro o per le grotte in calcare ma che vi sono presenti anche grandi fenomeni carsici in gesso: infatti a pochi metri dalla strada che percorriamo giornalmente si scorgono imponenti portali di grotte in gesso, doline di crollo karren etc.. Immediatamente io entro in fibrillazione: è noto infatti che sono un appassionato di questo tipo di carsismo. Provo in tutti i modi a convincere gli organizzatori a permetterci di sostare per un stante per poter mettere almeno il naso all’interno di una di queste grotte. Ma non c’e’ nulla da fare.
Il nostro rammarico aumenta esponenzialmente quando apprendiamo che in una delle rarissime visite ad una di queste grotte all’interno di un grande lago sotterraneo è stato trovano nientedimeno che un pesce cieco: l’unico che ancora oggi si conosca da una grotta in gesso!
Questo fatto rafforza ancora di più in noi il desidero di ritornare in modo da poter effettuare ricerche speleologiche in tutta l’area.
Per questo, prima di lasciare il Turkmenistan lasciamo un progetto di ricerca speleologica che, se accettato, permetterà in un prossimo a La Venta di ritornare in forze in questa splendida regione.
Paolo Forti









