Nel Triangolo del Silenzio
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- Created: Sunday, 29 November 2009 23:00
- Published: Sunday, 29 November 2009 23:00
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C’è un luogo al confine tra gli stati di Chihuahua, Durango e Coahuila chiamato zona del silenzio. Qui si sostiene che in quell’area vasta decine di chilometri quadrati non funzionerebbero le trasmissioni radio e neanche le apparecchiature elettriche. Noi ci siamo andati non per verficare questa bizzarra leggenda ma per cercare grotte e scheletri di dinosauri. Abbiamo trovato i secondi, assieme all’Università di Bologna e di Città del Messico, mentre per le grotte la situazione è più complessa. Abbiamo visto qualcosa ma le segnalazioni più interessanti hanno bisogno di ulteriore tempo per essere raggiunte.
Non è mancata però la discesa nell’Hundido, un pozzo da 180 con alla base un lago nero e profondo di dimensioni 100×150 metri, già esplorato alcuni mesi fa da Carlos e da speleologi americani. Aggiorneremo a breve il blog con alcune foto ed altre notizie.
Tullio


Scrivo solo due righe per aggiornarvi velocemente… poi seguirà un post più dettagliato con foto e video.
È proprio strano a volte come il susseguirsi degli eventi ti porti in luoghi che mai avevi pensato e in situazioni totalmente impreviste. Ed è forse proprio questo il bello del viaggio, l’essenza dell’esplorazione, non sapere che cosa ti aspetta e riuscire ad assaporare tutto quello che accade come parte di un’avventura che ti guida sempre verso nuove mete.
Siamo rientrati oggi a Cintalapa dopo 5 giorni nella foresta. Come già scritto da Corrado, purtroppo alcuni problemi burtocratici di autrizzazioni con l’INAH (Istituto Nazionale di Archeologia e Storia del Messico) non ci hanno permesso di lavorare con serenità e abbiamo così deciso di anticipare di qualche giorno la seconda fase della spedizione. Lassù abbiamo lasciato molte cose da fare, i pochi giorni ci sono bastati a malapena per capire dove concentrare gli sforzi in un territorio veramente vasto. Abbiamo percorso chilometri di selva, inseguendo segnalazioni di grotte e inghiottitoi, spaziando dal Rio Negro al Rio la Venta. Abbiamo effettuato due campi principali, un nella zona del Clarin e un altro nel meraviglioso rancho Valle Acosta, da cui ci siamo spostati sia in giornata, sia passando una notte con le amache nella selva. Alcuni avvicinamenti hanno richiesto più di 5 ore di cammino, aprendo picade a colpi di machete, guidati dai proprietari di terreni e dai giovani rancheros di Cardenas. Le grotte esplorate non sono state in verità molte, alcune cavità sul centinaio di metri nella zona clarin, grotte fossili e brevi inghiottitoi nella zona di Acosta. Un gruppo si è perfino spinto alla junta, dove i due fiumi si incontrano, attraversando un impressionante paleoalveo del Rio la Venta.
«Il grottone scorre placido e ampio qualche metro sotto il campo, trafora i cerros, propaga i suoi rami come le radici del mamey. E proprio come le diramazioni vegetali, è invisibile. Vaghiamo da giorni nel fango di questi sentieri per cercarne gli ingressi, ma il vuoto si beffa di noi. Siamo in piedi già alle sei, spinti dall’insonnia da fuso orario; poco dopo l’alba facciamo le squadre sorseggiando un caffè intorno al fuoco: quattro andranno verso le terre lontane di Tres Marías insieme a due guide; qualcuno cercherà di individuare un grottone segnalato nei pressi del rancho Valle Acosta; qualcun altro caricherà i pesanti zaini su un cavallo e si avvierà verso nord, nella zona cosiddetta della Soledad, per montare un campo avanzato e tentare di raggiungere la mitica confluenza tra il Rio Negro e il Rio La Venta.






