C'è una oscura regione della terra che manda per il mondo degli esploratori.

Karl Kraus Detti e contraddetti, 1909

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Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. 

Marcel proust

Spedizione "Juquila 2002", Messico

JuquilaLa spedizione Juquila 2002 ha messo a dura prova uomini e materiali durante i 10 giorni di esplorazione all'interno del canyon Juquila nello stato messicano di Oaxaca.

Il gruppo, da subito diviso in due squadre per ragioni di operatività e di sicurezza ha affrontato il canyon: la prima squadra attaccandolo da monte con il compito di discenderlo ed esplorarlo; la seconda, trentacinque chilometri più in basso, attrezzando un campo base ed esplorando grotte e risorgenze presenti in quella parte di canyon, per poi ricongiungersi con gli altri.
A parte le spine ed il caldo, ormai costanti compagne nelle nostre spedizioni, le difficoltà maggiori sono scaturite dalla sottostima dei tempi di percorrenza: il territorio si è dimostrato, infatti, più aspro e ostile di quanto previsto.

JuquilaLa morfologia del canyon, interessato da numerose frane e salti, ed alcuni piccoli incidenti (congestione, distorsione di un ginocchio, rottura di un'arcata sopraciliare con punti di sutura, contusioni varie) hanno notevolmente rallentato la discesa della prima squadra.

Nonostante ciò, forzando i tempi e consumando le ultime provviste, pur se malconci, i sei componenti sono riusciti a rispettare l'appuntamento riunendosi come previsto, cinque giorni dopo la partenza, con il resto del gruppo.
Anche l'avvicinamento da valle della seconda squadra ha comportato non poche difficoltà: nonostante l'impiego di cavalli per i materiali, zaini in spalla, sotto un sole infernale tra spine, pietre e assoluta mancanza d'acqua, in nove ore si è giunti ad un valico che affaccia sul canyon. Da lì, con altre due ore di discesa impossibile (700 m di dislivello su 800 metri di sviluppo) il gruppo ha finalmente raggiunto il luogo dove allestire il campo base, da cui ha svolto l'attività esplorativa e logistica prevista.
Questa prima esplorazione ha portato allo sviluppo di un progetto di ricerca pluriennale nell'area.

4C 2001- 2002- 2003: spedizioni

2001- 2002- 2003: spedizioni 4CPer esplorare tali grotte e cercarne di nuove fu necessario installare dei cambi base avanzati nei canyon e in montagna superando le difficoltà legate al trasporto dell'acqua (non esistono sorgenti conosciute). Nel caso di grotte particolarmente estese e complesse fu necessario installare dei campi interni.

4CDurante le esplorazioni speleologiche furono realizzate la topografia strumentale, osservazioni e campionamenti geologici, rilevamenti di dati fisici quali temperatura, correnti d'aria, umidità relativa ecc.

Per quanto riguarda i laghi sorgivi, le ricerche riguardarono la topografia subacquea delle pozze più significative e l'esplorazione dei condotti, curando di produrre il minimo impatto possibile sugli ecosistemi sommersi. Descritte anche topograficamente le morfologie dei condotti di afflusso e deflusso delle acque, anche in relazione alla litologia dei luoghi.

Alcuni numeri di sintesi delle spedizioni danno un’idea del lavoro svolto: oltre 70 ricercatori coinvolti, 65 nuove grotte esplorate, 8 km di topografie sotterranee, quasi 2000 punti di rilevamento geo-topografico, decine di immersioni subacquee, migliaia di metri di corda utilizzati nei pozzi di grotte e miniere, migliaia di chilometri percorsi a piedi, tra tutti i partecipanti, su montagne gigantesche e senza sentieri. Senza contare diversi canyon discesi per la prima volta dall’uomo.

4C 1998-1999: ricognizioni

4CNel corso di due ricognizioni avvenute nel novembre 1998 e maggio 1999 furono localizzate e parzialmente esplorate molte grotte situate sia a valle, nei pressi della conca, che sulle alte montagne che la circondano.

Durante tali sopralluoghi furono percorsi circa 5 km di gallerie sotterranee e in alcuni canyon varie decine di grotte i cui imbocchi si aprono su pareti verticali, e quindi raggiungibili solamente mediante tecniche alpinistiche: arrampicate in libera e artificiale, posizionamento di corde fisse.

Myanmar 2012

Nel 2012 una spedizione internazionale capitanata da Joerg Dreybrodt ha visto ritornare uno dei soci dell'associazione sulle tracce lasciate dalla spedizione del 2005. In quella occasione sono state investigate diverse zone della regione centrale dello Shan. Il ritorno al villaggio di  Pinh-ton per riallacciare i rapporti con la popolazione locale era una parte importante della spedizione; è stato una piacevole sorpresa verificare quanto ancora  fosse vivo il ricordo degli esploratori italiani dopo 7 anni.

Solo nella spedizione del Gennaio del 2013, organizzata dal progetto Myanmar Caves Documentation Project, la risorgenza di Namun Spring è stata in parte esplorata e topografata per uno sviluppo di poco superiore al chilometro.

Spedizione “Palawan 2008”, Filippine

La spedizione “Palawan 2008”, al carso di St. Paul (Palawan, Filippine), si è svolta dal 22 febbraio al 12 marzo del 2008. Alla spedizione hanno partecipato 12 speleologi italiani, due messicani e due inglesi. La missione s’inserisce in un ampio progetto di ricerca e documentazione, che l’Associazione La Venta sta realizzando in collaborazione con le autorità del Puerto Princesa Subterranean River National Park e della capitale Puerto Princesa.

Scopi della spedizione erano: il completamento della documentazione fotografica del fiume sotterraneo, soprattutto riguardo il suo straordinario aspetto biologico, l’esplorazione di alcune cavità nel settore NE del massiccio, viste nel corso della spedizione 2007, l’avvicinamento alle zone sommitali del St. Paul entrando nel carso dal settore S-O e il completamento di esplorazione e rilievo di alcune cavità della zona S, presso il villaggio di Cabayugan. La spedizione ha operato contemporaneamente nelle tre zone, purtroppo in condizioni rese difficili dal maltempo caratterizzato da forti temporali pomeridiani che hanno reso rischiose le esplorazioni delle cavità attive. Le cattive condizioni meteorologiche hanno poi impedito di tentare di raggiungere le zone sommitali della dorsale calcarea.

Il gruppo che ha operato nel settore NE ha portato a termine l’esplorazione di due importanti grotte che funzionano da inghiottitoi di altrettante valli cieche che bordano il limite orientale dell’area carsica. Le due grotte, denominate Nagbituka 1 e Nagbituka 2, si sviluppano lungo il contatto tra calcari e rocce impermeabili e sono caratterizzate da brevi pozzi e lunghi scivoli che si percorrono in arrampicata. Le esplorazioni hanno permesso di appurare che le due grotte rappresentano dei sistemi paralleli a quello principale dell’Underground River, che corre da SW a NE lungo l’intera dorsale del St. Paul, e vanno probabilmente ad alimentare delle sorgenti poste lungo la costa calcarea. Non sono quindi collegate con il collettore principale dell’Underground River.

Nagbituka 1 è risultata essere profonda 270 m, il che ne fa una delle grotte più profonde delle Filippine, per uno sviluppo di 650 m. La seconda ha una profondità di 130 m per uno sviluppo di 450 m. Entrambe le grotte presentano grandi ambienti di crollo e gallerie laterali concrezionate. Al momento non sembrano possibili nuovi sviluppi significativi in nessuna delle due cavità. In zona esistono in ogni modo altri inghiottitoi attivi ancora da esplorare.

Nel settore sud, quello in cui si erano concentrati gli sforzi della precedente spedizione, non sono invece state scoperte grotte importanti. La zona sommitale del plateau calcareo, dove dalle foto aeree risultavano ben visibili grandi ingressi di crollo, è risultata di fatto irraggiungibile da quel lato a causa della presenza di ripidi pendii a lame calcaree affilate, difficilissimi, e molto pericolosi, da attraversare. Le squadre, benché esperte e determinate, non sono riuscite a spingersi a più di qualche centinaio di metri oltre il bordo del rilievo calcareo, senza raggiungere nessuno degli ingressi visti dalle foto aeree. Sono state invece scoperte alcune modeste cavità di contatto, alla base dei contrafforti calcarei, di sviluppo limitato e chiuse da depositi alluvionali.

Nessuna novità di rilievo, invece, dall’interno del fiume sotterraneo, dove sono state riviste alcune diramazioni rilevate durante le prime fasi esplorative (1990-1991). Sono state però individuate alcune promettenti finestre che necessitano d’attrezzature specifiche da arrampicata artificiale. All’interno del fiume sotterraneo è stato realizzato un ottimo lavoro di documentazione fotografica sulla fauna ipogea.

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