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Scoperta sul Monte Pelmo una pista di impronte di dinosauro a quota 3000

Un'improntaMonte Pelmo, Dolomiti. Cresta dello spallone nord-est, 3025 metri sul livello del mare. Lo scorso settembre un gruppo di cinque speleologi e alpinisti dell’Associazione La Venta ha individuato una possibile pista di orme di dinosauro tra le più alte in Europa.
Mauro “Lampo” Olivotto, noto scultore e alpinista cadorino, autore delle sculture conosciute come “giauli”, è l’ideatore di una stravagante missione sospesa tra arte, alpinismo e poesia: raggiungere una grande caverna in piena parete del Monte Pelmo e allestirvi un set fotografico per i suoi personaggi di legno. L’impresa è stata compiuta il 10 e 11 settembre 2011 insieme a quattro speleologi e alpinisti dell’associazione di Esplorazioni geografiche La Venta. L’esplorazione ha richiesto l’installazione di un piccolo campo sulla cresta dello spallone nord-est del Pelmo, che ha consentito di avere il tempo necessario a calarsi per la prima volta fino alla cavità, che è stata battezzata Grotta dei Giauli. La discesa di oltre 150 metri su una parete di quasi mille metri è stata attrezzata dallo speleologo trevigiano Antonio De Vivo.

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Dulcis in fundo

4“È sempre così - dice Cesco all’altro capo del telefono - il bello arriva alla fine”.

La spedizione in Chiapas è alle battute finali, e tanto per cambiare le esplorazioni migliori sono state fatte negli ultimi tre giorni. La Cueva del Convento, scoperta ad aprile grazie alle segnalazioni degli abitanti della colonia La Florida, ha cominciato a rivelare il suo potenziale. Proprio ieri sono stati esplorati due ingressi alti (Ojos de Zapote) che immettono direttamente in una grande galleria percorsa da un fiume. Qui è stato percorso 1 km verso valle, fino a un sifone; e 2 km verso molte, dove la grotta, come si suol dire, chiude su nero: galleria, e ancora galleria. Insomma continua.

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Sedici chilometri in sedici anni

Le pareti del Canyon del Rio la Venta (Alessandra Cappuccini) Click per ingrandireAvete ragione nemmeno una lumaca può metterci tanto. Però...
A volte la vita è più lenta di una lumaca ma anche molto più strana. Capita, a volte, di tornare tanti anni dopo in un posto dove si è già stati. Ma mai prima d'ora mi aveva trasmesso sensazioni così diverse da quelle che si provano normalmente in spedizione.
Sedici anni. Tanti quelli da cui non vedevo le pareti del cañon del Rio la  Venta. Sedici anni. Tanti per un essere umano. Pochissimi per quelle pareti, per la selva che le sovrasta, per l'acqua che vi scorre.

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Ultimi sviluppi dal Chiapas

Click per ingrandireNuova telefonata satellitare dalla spedizione in Chiapas, ormai agli sgoccioli. Tutto bene, laggiù in selva. Il corso di speleologia è andato alla grande, con quindici giovani partecipanti entusiasti e motivati. Tullio ha tenuto una lezione a trecento studenti universitari dell’Instituto Tecnologico di Cintalapa, col risultato che ora sono tutti incuriositi dalla speleologia…

Sul fronte esplorativo, nell’ultima settimana hanno lavorato in tre gruppi: uno presso il rancho El Arco, colonia Los Joaquines, per verificare nuove segnalazioni; uno alla colonia Nueva Jerusalén, oltre Carranza, dove sono stati molto ben accolti e stanno verificando tanti nuovi ingressi; il terzo alla Florida, colonia già visitata in aprile, dove è stato trovato l’ingresso alto della Cueva del Convento, che immette in una grande galleria attiva. È stata esplorata per oltre 1 km. E ovviamente continua.

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Intervista a Leonardo Piccini su Oggiscienza

È in rete da ieri sul sito Oggiscienza l'intervista condotta da Federica Sgorbissa al nostro socio Leonardo Piccini.

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L'argomento è l'esplorazione geografica in questo millennio. L'intevista può essere ascoltata in podcast direttamente dal sito www.oggiscienza.it a questo link.

Di ritorno a Sciacca

Ed eccoci qui un’altra volta.

Siamo tornati a Sciacca, nella meravigliosa Sicilia, con gli amici speleologi della Commissione Eugenio Boegan di Trieste con i quali condividiamo le gioie e i dolori di questo Progetto: il Progetto Kronio, appunto.

Pithoi di Kronio Click per ingrandireLo scenario sono le Stufe di S. Calogero, un reticolo di grotte termali che si apre nel cuore del monte Kronio, dominante Sciacca.

Parte di questi giorni sono stati dedicati agli incontri con le istituzioni locali e con la Soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento che ha dato il via libera all’attuazione del progetto.

Per chi non lo sapesse, infatti,  le Stufe di S. Calogero sono anche un sito archeologico. All’interno di questa grotta, che si apre nello stabilimento termale della cittadina, ad una profondità di 40 metri, si trovano alcuni di vasi di grandi dimensioni (Pithoi) risalenti ad un periodo che va dal 4000 al 2000 A.C.

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